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Il Tempo - Luis Alberto al centro della Lazio

Luis Alberto

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Finora il miglior colpo di mercato della Lazio sembra essere Luis Alberto. Arrivato la scorsa estate per sostituire Candreva, non era riuscito a lasciare il segno pur facendo intravedere delle importanti qualità tecniche. La cessione di Biglia al Milan, e la conseguente necessità di trovare un nuovo regista in mezzo al campo in grado di far girare la squadra, ha portato l’allenatore a valutare una soluzione efficace, capace di esaltare le qualità tecniche del ragazzo e – al tempo stesso – di risolvere un problema di organico. Simone Inzaghi ha avuto un’intuizione degna dei migliori allenatori che in passato hanno fatto la storia della Lazio. Riavvolgendo il nastro lungo quasi 118 anni, si ritrovano altri esperimenti simili, che hanno portato risultati più che soddisfacenti. Il cambio di ruolo del portiere Fulvio Bernardini non fu una scelta dell’allenatore Guido Baccani, ma un’imposizione della madre del ragazzo per evitare – al figliolo sedicenne – i rischi del mestiere in un ruolo kamikaze: decisione saggia, perché nel giro dei tre anni Fuffo conquista la maglia azzurra. E il primo giocatore del centro-sud a essere convocato con la Nazionale Italiana, il primo romano, il primo laziale. L’intuizione più importante della storia della Lazio è certamente quella di Maestrelli, ed è legata a Gigi Martini; il giocatore toscano gioca sulla mediana, ma quando lo stopper Polentes si ferma per infortunio, il Maestro assegna al ragazzo di Capannori il nuovo ruolo di terzino; la Lazio si trasforma, sfiora lo scudetto nella primavera del 1973, lo celebra dodici mesi dopo contro il Foggia, con Martini – infortunato, con una clavicola rotta – che sente il boato dell’Olimpico per il gol decisivo di Chinaglia steso sul lettino degli spogliatoi. Avvicinandoci di molto agli ultimi decenni, una storia simile a quella di Bernardini – tinteggiata dal colore azzurro Savoia – riguarda anche Lionello Manfredonia, acquistato all’inizio degli anni Settanta da Umberto Lenzini quando il ragazzo ha appena 14 anni. Manfredonia arriva a Tor di Quinto da numero dieci, vince lo scudetto con la squadra Primavera allenata da Paolo Carosi, fa tutta la trafila fino alle porte della prima squadra. E’ un mancino naturale, con un’ottima visione di gioco. Si sta per trasferire alla Ternana – in prestito – quando lo stopper della prima squadra Dario Pighin ha un infortunio. L’intuizione del tecnico brasiliano Luis Vinicio sorprende tutti: Lionello Manfredonia viene reinventato come stopper. Nel giro di poco tempo non solo conquista un posto da titolare, ma in meno di due anni entra a far parte dei convocati per i Mondiali di Argentina 1978. Un litigio con il ct Enzo Bearzot gli precluderà le porte della nazionale per sempre, pur essendo il miglior interprete del ruolo in assoluto. Fa il percorso inverso lo stopper portoghese Fernando Couto, acquistato nell’estate del 1998 dal Barcellona. L’acquisto di Bobo Vieri, negli ultimi giorni di mercato comporta anche il sacrificio di Vladimir Jugovic; la Lazio di Eriksson, oltre a perdere un interprete eccellente a centrocampo, si ritrova sguarnita anche a livello numerico, anche perché il recupero dell’australiano Paul Okon dopo l’infortunio al ginocchio è molto più lento del previsto. Il tecnico svedese non si perde d’animo, e piazza Fernando Couto nel cuore del centrocampo laziale: la mossa è quella giusta, perché a Birmingham la Lazio alza al cielo la Coppa delle Coppe. Intuizioni e vittorie spesso vanno a braccetto, Simone Inzaghi se lo augura di cuore, e con lui tutti i tifosi biancocelesti.

Fonte: Il Tempo 

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