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L'Aquila è Roma: ovunque sia l'Aquila, si può dire che Roma sia presente.

Lazio: è flop abbonamenti

L'Olimpico pieno rischia di essere un miraggio anche quest'anno

L'Olimpico pieno rischia di essere un miraggio anche quest'anno

La partenza era stata incoraggiante. Lungimirante, quanto paracula, la scelta di aprire la Campagna Abbonamenti con un quarto posto in tasca e due finali nel mirino. Poi l'indegno finale di campionato, sconfitte a raffica, una finale di Coppa Italia mai in bilico e l'amara conclusione con il sorpasso dell'Atalanta complice il rovinoso capitombolo di Crotone. Il finale di stagione di certo non ha aiutato, men che meno le traversie del calciomercato, i mancati rinnovi dei tre big: Biglia (l'unico che sembrava ad un passo dal rinnovo ma poi ceduto al Milan per svariati milioni), De Vrij (di lui si parla poco o niente ma l'ipotesi parametro zero nel 2018 sta diventando una certezza) e soprattutto Keita (la querelle che di fatto sta bloccando il mercato degli attaccanti della Lazio). Gli innesti portati dal duo Tare-Lotito poi non hanno certo riscaldato i cuori dei supporter biancocelesti: Marusic, Leucas Leiva e lo svincolato Di Gennaro non sono nomi che consentono voli pindarici e soprattutto non fanno sperare nel tanto agognato salto di qualità. L'entusiasmo di Auronzo è un attestato tangibile di quanto il popolo laziale sia pronto a ricoprire questa squadra di affetto. Dopo 13 anni sarebbe il caso che questa gestione societaria capisse che basterebbe un pò di più del necessario per restare a galla per attirare nuovamente gli scettici, i delusi, i cuori infranti. Perchè di questo si tratta: tifosi innamorati ma traditi. Nei Social si ricordano a più riprese gli arrivi dei campioni a Fiumicino. Attese di ore sotto il sole cocente per salutare per primi l'arrivo di qualche giocatore in grado di far sognare. Ma da anni oramai i sogni sono stati sostituiti da freddi calcoli economici: entrano cinque milioni ne escono quattro, nella migliore delle ipotesi. Per questi motivi la disaffezione del tifoso laziale ha raggiunto livelli storici. Come tutti gli altri patisce le difficoltà e gli ostacoli del vivere le partite negli stadi italiani: fatiscenti, antichi, ostici da raggiungere. Come tutti gli altri subisce il fascino pigro del vedere la partita in tv: un bel divano, una bella birra sapientemente portata a temperatura polare dal caro vecchio frigo di casa, nessun rimbrotto familiare, spese contenute.  A differenza di tutti gli italiani però c'è il distacco causa gestione lotitiana. Personaggio sempre meno amato, dalla popolarità in picchiata negli ambienti capitolini a tinte biancocelesti. Ed è così che all'inutile grido di #LiberalaLazio lo stadio si svuota e gli abbonamenti raggiungono a malapena le 8.000 unità e come obiettivo finale i numeri di un tempo diventano un miraggio e si punta a raggiungere i 10.000. Nella speranza che le prime due partite portino gioie e si possa riaprire la Campagna Abbonamenti per accogliere i soliti ritardatari. Di colpi di mercato no, non se ne parla. Di nomi che possano far palpitare i cuori dei tifosi non se ne parla anche se non si riesce a tenere i propri beniamini preferiti si sceglie di dirigere le proprie attenzioni su profili di secondo piano, magari anche buoni/ottimi giocatori ma che non lasciano spazio ai picchi emozionali di cui si nutrono i tifosi. 

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